LA REPUBBLICA – Affari e Finanza
Riforma del diritto fallimentare i consigli degli addetti ai lavori
GLI STUDI LEGALI VALUTANO IN GENERALE CON FAVORE IL DECRETO LEGGE APPROVATO IL 23 GIUGNO DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI. BONSIGNORE: “RIEQUILIBRATI I RAPPORTI DI FORZA TRA CREDITO RIEDEBITORE NEU.E PROCEDUREDI CONCORDATO”
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Processi più efficienti e risoluzione più veloce dei casi di crisi aziendale con conseguenze positive sull’occupazione. Gli studi legali valutano con favore il decreto legge di riforma del diritto fallimentare approvato lo scorso 23 giugno dal Consiglio dei Ministri. Per Tommaso Foco, of counsel dello studio legale Portolano Cavallo, la riforma “è certamente un passo in avanti, che però avviene in una direzione già ben tracciata dal 2005 in avanti”. È infatti a partire da questa data che “sono state introdotte una serie di riforme che, da una parte, hanno reso meno attraente per i creditori il ricorso al fallimento, sottolinea l’esperto, e, dall’altra,
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hanno introdotto diversi strumenti alternativi, il cui scopo è di preservare il valore di avviamento dell’impresa in crisi, risanandola e permettendone così la ripartenza”.
Diverse le novità previste: dalla possibilità di accedere a “finanziamenti interinali” (a patto di avere l’autorizzazione del Tribunale) anche nel caso di concordato in bianco, a quella anche per i creditori di presentare concordato preventivo se hanno una proposta migliorativa rispetto a quella del debitore fino alle modifiche all’articolo 182 – bis che prevede il via libera all’accordo per la ristrutturazione dei debiti con l’ok del 75% dei creditori finanziari.
Per Federica Castioni, partner De Berti Jacchia Franchini “colpisce il riacquisito ruolo di primaria importanza del Tribunale, in particolare nella procedura di concordato preventivo. A mio avviso, tale iniziativa è positiva, reintroducendo in una procedura complessa e caratterizzata da interessi contrapposti un referente reale”. Novità che si inseriscono nel tentativo da parte del Governo di arginare il fenomeno del fallimento e di sveltire le procedure di insolvenza. Queste norme vanno nella direzione giusta”, osserva Roberto Bonsignore, partner dello studio legale Cleary Gottlieb, “perché riequilibrano i rapporti di forza tra creditori e debitore nelle procedure di concordato, evitando un eccesso di potere da parte di quest’ultimo. Anche gli accordi di ristrutturazione a maggioranza del 75% sono uno sviluppo molto positivo. In questo modo i processi diventano più efficienti”.
Secondo l’avvocato, inoltre, ci potrebbe essere anche un effett0 positivo in termini di credit crunch: “Le banche possono infatti essere più propense alla concessione dei prestiti se il quadro normativo per le ristrutturazioni è più efficiente”. Sibilla Di Palma