IL SOLE 24 ORE
Prescrizione, il voto sui sindaci fa slittare la riforma al Senato
L’esito del primo turno delle elezioni amministrative ha già prodotto un risultato: il rallentamento dell’iter del Ddl sul processo penale (con prescrizione e intercettazioni). È la lettura politica che viene data alla decisione della commissione Giustizia del Senato di rinviare l’illustrazione e il voto (dalla prossima settimana) dei circa 400 emendamenti presentati, nonché alla mancata calendarizzazione in Aula del provvedimento. Di più: il presidente della commissione Nino D’Ascola (Ap) ha fissato un ulteriore termine (il 20 giugno) per altri subemendamenti. Risultato: tutto fermo fino a dopo i ballottaggi. Il che significa allontanare la prospettiva di approvare la riforma entro luglio, come più volte annunciato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando. Salvo forzare oltremodo i tempi in commissione, tagliando il dibattito e le votazioni e portando in aula il testo base (in tal caso, senza prescrizione), con successivo voto di fiducia su un maxiemendamento del governo. È uno scenario di cui si parla da tempo per evitare maggioranze trasversali sugli emendamenti più spinosi (prescrizione, intercettazioni) e blindare la coalizione, non tanto rispetto all’ostruzionismo del centrodestra quanto all’offensiva “mirata” del M5S. Ma i risultati del primo turno e i ballottaggi – con le difficoltà del Pd in primo piano – hanno sconsigliato di andare allo scontro e, viceversa, consigliato di congelare l’iter della riforma fino a dopo il voto. D.St.